Perché il prezzo della luce dipende ancora dal gas

Perché il prezzo della luce dipende ancora dal gas? Il dibattito sul disaccoppiamento dell’energia in Italia

Perché il prezzo dell’elettricità continua a risentire così tanto del costo del gas, anche mentre cresce rapidamente la produzione da fonti rinnovabili? È una delle domande centrali del dibattito energetico italiano.

La questione è tornata al centro dell’attenzione nel 2026, dopo che le tensioni sui mercati del gas hanno nuovamente esercitato pressione sui prezzi dell’elettricità. Governo, ARERA, associazioni industriali e operatori del settore stanno discutendo strumenti per ridurre questa dipendenza.

Non si tratta soltanto di una questione tecnica.

Per famiglie e imprese significa confrontarsi con bollette più difficili da prevedere. Per l’industria significa misurarsi con un costo energetico che può incidere sulla competitività. Per il sistema energetico significa affrontare una domanda sempre più importante: come valorizzare la crescita delle rinnovabili senza continuare a trasferire automaticamente sulla luce la volatilità del gas?

Perché gas ed elettricità hanno ancora un prezzo collegato

Per comprenderlo bisogna partire dal funzionamento del mercato elettrico all’ingrosso.

L’elettricità viene scambiata attraverso un sistema nel quale gli impianti vengono chiamati a produrre in funzione della domanda e dei loro costi. Il prezzo viene determinato dall’ultimo impianto necessario a soddisfare la domanda in una determinata ora.

Molto spesso, soprattutto nelle ore in cui la produzione rinnovabile non è sufficiente, questo impianto può essere una centrale termoelettrica alimentata a gas.

Quando il gas aumenta di prezzo, quindi, aumenta anche il costo di produzione dell’elettricità generata da questi impianti.

E se il gas rappresenta l’impianto marginale, il suo costo contribuisce a determinare il prezzo all’ingrosso dell’elettricità per quella determinata ora.

È questo il meccanismo alla base del cosiddetto price coupling tra gas ed elettricità.

Ma c’è un paradosso.

L’Italia sta aumentando rapidamente la propria capacità rinnovabile. Eppure il prezzo dell’elettricità continua a essere fortemente influenzato da una materia prima fossile il cui prezzo dipende da mercati internazionali, geopolitica, disponibilità delle forniture e tensioni sui mercati energetici.

Il paradosso delle rinnovabili

Il problema diventa ancora più evidente osservando la trasformazione del sistema elettrico italiano. Fotovoltaico, eolico e idroelettrico producono elettricità senza acquistare gas per generare ogni singolo megawattora. Quando producono, il loro costo marginale di produzione è molto basso. In teoria, quindi, una maggiore presenza delle rinnovabili dovrebbe contribuire a ridurre il costo dell’elettricità. In determinate ore questo accade effettivamente.

La crescita del fotovoltaico, per esempio, ha aumentato l’offerta di energia nelle ore centrali della giornata, contribuendo in alcuni momenti a spingere il prezzo all’ingrosso verso livelli molto bassi, fino ad arrivare a zero.

Ma quando il sole tramonta, quando il vento diminuisce o quando la domanda supera la produzione rinnovabile disponibile, il sistema deve ricorrere alle altre fonti.

Ed è proprio in queste ore che il gas può tornare a svolgere un ruolo determinante nella formazione del prezzo.

Il risultato è un sistema nel quale possono coesistere due fenomeni apparentemente opposti:

prezzi molto bassi nelle ore di grande produzione rinnovabile e prezzi elevati nelle ore in cui la produzione fossile torna necessaria.

È una delle principali contraddizioni della transizione energetica attuale.

Cosa significa disaccoppiare il prezzo del gas da quello dell’elettricità

Quando si parla di disaccoppiamento gas-elettricità non si intende necessariamente eliminare il mercato elettrico attuale.

Il concetto può essere perseguito attraverso strumenti differenti.

Una prima strada consiste nell’aumentare la quota di produzione da fonti rinnovabili e la capacità di accumulo. Se il sistema dispone di più energia rinnovabile nelle ore di punta e può conservarla per utilizzarla successivamente, diminuisce il numero di ore nelle quali il gas è necessario per soddisfare la domanda.

Una seconda strada passa attraverso i contratti di lungo periodo, come i Power Purchase Agreement, che consentono a produttori e consumatori di stabilire condizioni economiche differenti rispetto all’esposizione quotidiana al mercato spot.

Una terza riguarda la flessibilità della domanda: consumare più energia nelle ore in cui è disponibile a prezzi inferiori e ridurre o spostare alcuni consumi nelle ore più costose.

Infine, esiste la possibilità di intervenire direttamente sul disegno del mercato elettrico e sui meccanismi di formazione del prezzo.

Sono approcci differenti, ma perseguono un obiettivo comune: ridurre la trasmissione automatica della volatilità del gas al prezzo dell’elettricità.

Il tema è ormai anche industriale

Il dibattito sul disaccoppiamento non riguarda soltanto il settore energetico.

Per un’impresa il problema è soprattutto la prevedibilità del costo dell’energia.

Una variazione significativa del prezzo dell’elettricità può modificare i costi di produzione, incidere sui margini e rendere più complessa la programmazione degli investimenti.

Questo è particolarmente rilevante per le attività caratterizzate da consumi elettrici elevati: industria manifatturiera, agroalimentare, logistica, grande distribuzione e numerosi processi produttivi.

Secondo i dati ARERA relativi al 2025, il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità in Italia è stato pari a circa 115,9 €/MWh, contro 61,1 €/MWh in Francia e 65,3 €/MWh in Spagna.

Il differenziale evidenzia una questione che va oltre il costo della singola bolletta: il prezzo dell’energia è diventato un elemento della competitività industriale.

Ed è per questo che il tema del disaccoppiamento sta trovando spazio anche nelle proposte delle principali associazioni imprenditoriali.

La posizione della politica: ridurre la dipendenza dal gas

Il tema è entrato anche nell’agenda politica.

Il Governo italiano ha indicato tra gli obiettivi quello di ridurre il peso del gas nella determinazione del prezzo dell’elettricità, affiancando a questo obiettivo interventi sul costo del gas stesso.

ARERA, nelle proprie linee strategiche per il periodo 2026-2029, ha indicato tra le direttrici di intervento proprio il disaccoppiamento dei prezzi, insieme allo sviluppo degli accumuli e della flessibilità.

Il punto è significativo perché mostra come il problema non venga più considerato esclusivamente come una conseguenza temporanea dei prezzi del gas.

La questione riguarda la struttura stessa del sistema energetico.

Il ruolo delle batterie

In questo scenario gli accumuli assumono un’importanza che va oltre il semplice autoconsumo.

Una batteria permette di immagazzinare energia quando la produzione rinnovabile è elevata e utilizzarla successivamente.

Per esempio, l’energia prodotta da un impianto fotovoltaico nelle ore centrali della giornata può essere conservata e utilizzata nelle ore serali, quando il sole non produce più.

Su scala più ampia, i sistemi di accumulo possono contribuire a ridurre i picchi di domanda e a rendere più flessibile il sistema elettrico.

Questo significa che fotovoltaico e batterie non devono necessariamente essere considerati come due tecnologie separate.

In un sistema elettrico sempre più caratterizzato da produzione rinnovabile variabile, rappresentano due elementi complementari della stessa trasformazione.

Anche l’autoconsumo cambia significato

Per un’impresa, questo scenario rende l’autoconsumo particolarmente interessante.

Produrre energia e utilizzarla direttamente significa ridurre l’esposizione all’acquisto di elettricità dalla rete.

Ma l’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente produrre il maggior numero possibile di kilowattora.

Diventa importante produrre energia quando serve, utilizzare direttamente quella disponibile e, quando necessario, accumulare quella eccedente.

È un cambio di prospettiva.

Il valore di un impianto fotovoltaico non dipende soltanto dalla sua produzione annuale, ma anche dalla relazione tra produzione, consumi, accumulo e profilo temporale del prezzo dell’energia.

Il vero disaccoppiamento potrebbe avvenire anche senza cambiare tutto il mercato

È questo uno degli aspetti più interessanti del dibattito.

Non è detto che il superamento della dipendenza dal gas debba avvenire attraverso una singola grande riforma del mercato elettrico.

Una parte del disaccoppiamento può avvenire progressivamente attraverso la trasformazione del sistema.

Più rinnovabili.

Più accumuli.

Più interconnessioni.

Più flessibilità.

Più autoconsumo.

Più contratti di lungo periodo.

Più elettrificazione dei consumi.

Tutti questi elementi riducono, in modi diversi, il peso che il gas può esercitare sul prezzo dell’elettricità.

Il processo è quindi meno simile a un interruttore che viene acceso o spento e più simile a una trasformazione progressiva del sistema energetico.

La domanda che resta aperta

Il dibattito sul disaccoppiamento pone una questione di fondo.

Se una quota sempre maggiore dell’elettricità italiana viene prodotta da fonti rinnovabili, quanto a lungo sarà sostenibile avere un prezzo dell’elettricità così fortemente influenzato dal costo del gas?

La risposta non dipenderà soltanto dalle decisioni politiche.

Dipenderà dalla velocità con cui verranno sviluppate le rinnovabili, dalla capacità della rete di gestire nuova produzione, dalla diffusione degli accumuli, dall’evoluzione dei consumi e dalla capacità delle imprese di utilizzare l’energia in modo più flessibile.

Il disaccoppiamento, quindi, non è soltanto una questione di mercato.

È una questione di come sarà costruito il sistema energetico italiano nei prossimi anni.

E in questa trasformazione il tema centrale non sarà semplicemente produrre più energia.

Sarà fare in modo che l’energia prodotta da fonti rinnovabili possa essere utilizzata, accumulata e valorizzata nel momento in cui serve.

Perché la vera sfida non è soltanto liberarsi dalla volatilità del gas.

È costruire un sistema elettrico nel quale il costo dell’energia rifletta sempre di più la crescente disponibilità di produzione rinnovabile e sempre meno la dipendenza da una materia prima fossile esposta alle dinamiche dei mercati internazionali.

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