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Pompa di calore e fotovoltaico: come scaldare l’inverno con l’energia del sole

Con l’arrivo dei primi freddi molte famiglie siciliane tornano a fare i conti con stufette, condizionatori accesi a intermittenza e bombole di gas. Esiste una strada più efficiente: abbinare pompa di calore e fotovoltaico, cioè scaldare (e d’estate raffrescare) la casa con l’elettricità prodotta dal proprio tetto. In Sicilia, dove gli inverni sono miti e il sole non manca nemmeno a gennaio, questa coppia funziona particolarmente bene. Vediamo perché, come progettarla e cosa sta cambiando negli incentivi.

Perché in Sicilia la coppia funziona meglio che altrove

Inverni brevi e miti

La maggior parte dei comuni siciliani rientra nella zona climatica B: qui gli impianti di riscaldamento si possono accendere dal 1° dicembre al 31 marzo, per un massimo di 8 ore al giorno, distribuibili tra le 5 e le 23. Le piccole isole sono in gran parte in zona A, con una stagione ancora più corta (fino al 15 marzo, 6 ore al giorno). Meno ore di riscaldamento significano una pompa di calore che lavora quasi sempre con temperature esterne favorevoli, cioè nelle condizioni in cui rende di più.

Un kWh di elettricità, più kWh di calore

Una pompa di calore non “brucia” nulla: sposta il calore dall’aria esterna all’interno della casa. Per ogni kWh elettrico consumato, un apparecchio moderno restituisce in media tra 2,5 e 4,5 kWh di calore, a seconda del modello e delle condizioni di funzionamento. Se quel kWh elettrico arriva dai pannelli sul tetto, il costo del calore prodotto si riduce ancora. Le analisi di RSE su 78 tipologie di edifici indicano che la combinazione di pompa di calore e fotovoltaico può tagliare oltre il 70% dell’energia primaria non rinnovabile.

Lo stesso impianto d’estate rinfresca

In Sicilia il picco dei consumi è spesso estivo, per il condizionamento. Una pompa di calore aria-aria o aria-acqua fa entrambe le cose: scalda d’inverno e raffresca d’estate, proprio quando i moduli producono di più.

Come progettare l’abbinamento

1. Prima si riduce il fabbisogno

Il progetto parte dall’edificio: infissi, isolamento, schermature. Una casa che disperde meno chiede una pompa di calore più piccola e un impianto fotovoltaico più contenuto. È il principio seguito nei casi di riqualificazione più riusciti: prima si taglia la domanda, poi si copre quella residua con l’elettrico.

2. Si dimensiona il fotovoltaico sui consumi reali

Non esiste una taglia unica. Come ordine di grandezza, per un’abitazione con pompa di calore si parla spesso di circa 6 kWp, che richiedono 25-40 m² di tetto ben esposto. Il dato giusto si ricava dalle bollette, dalla zona climatica e da quanta acqua calda sanitaria si vuole produrre con la pompa di calore.

3. Si sposta il calore nelle ore di sole

Il fotovoltaico produce soprattutto tra le 9 e le 18, con il picco tra le 11 e le 15. Programmare la pompa di calore in quelle ore, magari portando la casa a temperatura prima del tramonto o scaldando l’accumulo dell’acqua calda, aumenta l’energia autoconsumata e riduce i prelievi dalla rete.

4. Si valuta la batteria

Un sistema di accumulo conserva l’energia prodotta di giorno per le ore serali, quando in inverno la casa si raffredda e la famiglia rientra. È un investimento in più, da valutare sui propri orari di consumo.

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Imprese, condomìni e incentivi: cosa sta cambiando

Per negozi, uffici, strutture ricettive e piccole aziende, la pompa di calore abbinata al fotovoltaico è una delle strade previste dal Conto Termico 3.0, il meccanismo gestito dal GSE con un plafond di 900 milioni di euro l’anno. Nel nuovo regime il fotovoltaico, con l’eventuale accumulo, è incentivabile solo se realizzato insieme a una pompa di calore elettrica che sostituisce il vecchio impianto di riscaldamento, e il suo contributo non può superare quello della parte termica. Per i privati in edifici residenziali l’intervento fotovoltaico non è ammesso, mentre la pompa di calore sì.

La novità di questi giorni: il 22 ottobre la Conferenza Unificata ha dato l’intesa a un decreto correttivo del Conto Termico 3.0. Il testo ritocca la ripartizione delle risorse tra pubbliche amministrazioni e privati e alcuni requisiti tecnici, ma non è ancora in vigore: servono l’adozione definitiva del Ministro e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Le risorse per i privati, dopo il boom di domande di inizio anno, sono già state rimodulate ad aprile. Conviene quindi verificare la disponibilità dei fondi prima di contare sull’incentivo.

Anche per i condomìni il tema è centrale: secondo GBC Italia nel nostro Paese circa 14 milioni di famiglie vivono in condominio e circa la metà degli edifici condominiali ha il riscaldamento centralizzato. Qui il fotovoltaico sul tetto comune può alimentare la centrale termica in pompa di calore, ma il progetto va condiviso presto in assemblea, con un piano finanziario chiaro.

Domande frequenti

La pompa di calore funziona anche quando il fotovoltaico non produce?

Sì. Di sera o nelle giornate nuvolose preleva energia dalla rete o dalla batteria, se presente. Il fotovoltaico riduce il costo, ma non è indispensabile al funzionamento.

In Sicilia conviene davvero sostituire la caldaia a gas?

Con inverni brevi e temperature miti la pompa di calore lavora quasi sempre in condizioni favorevoli e, in più, raffresca d’estate. La convenienza va calcolata caso per caso, partendo da consumi, stato dell’edificio e tetto disponibile.

Il condizionatore che ho già è una pompa di calore?

Molti climatizzatori moderni in modalità caldo sono pompe di calore aria-aria. Abbinarli al fotovoltaico è spesso il primo passo più semplice; per l’acqua calda e il riscaldamento a radiatori o a pavimento servono sistemi aria-acqua.

Un unico progetto per tetto, calore e accumulo

Sun Eco Power, EPC contractor di Gela ed Elite Partner SunPower, progetta impianto fotovoltaico, sistema di accumulo e integrazione con la pompa di calore come un sistema unico, dimensionato sui consumi reali di famiglie e imprese siciliane, e segue l’intervento fino al collaudo.

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